L'Obesità | Barilife

Cosa si intende con il termine obesità? 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità come una condizione nella quale si ha un eccessivo accumulo di massa grassa, tale da avere un effetto negativo sullo stato di salute del soggetto. Si può definire obeso un soggetto il cui peso corporeo supera del 60% il peso ideale. Parliamo di obesità non chirurgica quando l’indice di massa corporea IMC (detta anche BMI, Body Mass Index) è compreso tra 30 e 35; mentre si tratta di obesità chirurgica nel caso in cui IMC >40 Kg/m2 oppure compreso tra 35 e 40 Kg/m2 in presenza di comorbilità (malattie del metabolismo, patologie cardiorespiratorie, gravi malattie articolari, gravi problemi psicologici, ecc.).

MODELLI DI DISTRIBUZIONE DEL GRASSO CORPOREO

ANDROIDE

Sede addominale
Grasso viscerale

Waist ( W ) / Hip ( H ) > 0,85

COMPLICANZE
  • Diabete
  • Colesterolo
  • Trigliceridi
  • Gotta
  • Ipertensione Arteriosa
  • Calcolosi colecisti
  • Tumori
  • Malattie Cardiovascolari
  • Insulino resistenza

GINOIDE

Sede gluteo-femorale
Grasso sottocutaneo

Waist ( W ) / Hip ( H ) > 0,8

COMPLICANZE
  • Varici
  • Capillari
  • Artrosi
  • Linfedema
  • Deformazione dei piedi
  • Osteartriti
Epidemiologia e cause dell'obesità
L’obesità è un fenomeno in notevole aumento: in Italia dal 1994 ad oggi si registra un aumento del 25%: 6 milioni di italiani sono obesi.

L’obesità viene definita come una condizione multifattoriale, ossia le cause scatenanti sono molteplici.

In generale l’obesità insorge quando, per lungo tempo, la quantità di calorie introdotte con l’alimentazione eccede rispetto al dispendio energetico quotidiano.
In tal caso l’eccessivo intake energetico viene stoccato sottoforma di grasso.

Tra le principali cause dell’obesità evidenziamo:
 
  • fattori psicologici: scorrette abitudini alimentari e/o disturbo del comportamento alimentare, influenzati molto spesso dallo stress e da disturbi della sfera emotiva;
  • fattori socio-ambientali: consumo eccessivo di cibi ricchi in grassi e poveri nutrizionalmente (junk food), associato a ridotta attività fisica ed elevata sedentarietà;
  • fattori endocrinologici e metabolici: vi sono rare condizioni in cui squilibri endocrinologici e metabolici possono incidere sull’aumento del peso corporeo;
  • fattori genetici: si sta ancora oggi indagando circa l’influenza genetica nella capacità di un soggetto di perdere o meno peso, nonché di mantenerlo basso. Ad oggi i casi evidenziati sono rari.

È possibile che nel caso specifico vi siano ulteriori fattori che possano influenzare l’insorgenza della condizione di obesità (ad esempio terapie farmacologiche, disturbi neurologici, etc).
A tal proposito vi consigliamo di consultare sempre lo specialista, che vi aiuterà a comprendere meglio il vostro stato di salute.
I rischi per la salute correlati all'obesità
L’obesità non deve essere considerata una mera condizione estetica, in quanto si tratta anche e soprattutto di un importante fattore di rischio per l’insorgenza di gravi patologie. L’obesità genera nell’individuo un’aspettativa di vita in media ridotta di 10 anni.
Circa l’8% di tutte le cause di morte sono correlate all’obesità: ciò è dovuto al fatto che l’aumento ponderale determina l’insorgenza di numerose malattie e condizioni patologiche potenzialmente letali.

Tra queste patologie citiamo ad esempio il diabete mellito di tipo 2, l’ipertensione arteriosa, l’infarto del miocardio, l’insufficienza respiratoria, l’ipercolesterolemia, le vasculopatie, le malattie articolari, l’ictus, problemi epatici ed insufficienza renale, problemi della sessualità e limitazioni gravissime nei movimenti. Inoltre la letteratura internazionale conferma la correlazione tra obesità ed insorgenza di tumori (ad esempio cancro al pancreas, colon e seno). Ovvio è che il BMI non rappresenta l’unico parametro da tenere in considerazione per la previsione del rischio di neoplasie: il paziente deve essere sempre valutato nel contesto della propria storia clinica, familiare e genetica.

Ad ogni modo è chiaro che la riduzione del peso corporeo risulta essere fondamentale per la prevenzione di innumerevoli patologie correlate all’obesità.
Affinché il provvedimento intrapreso sia efficace nel lungo termine, non è sufficiente seguire delle diete dimagranti occasionali, ma è opportuno adottare degli interventi che siano il più possibile risolutivi.
Seguire un’ alimentazione bilanciata e praticare attività fisica regolarmente risultano comunque essere fondamentali per il mantenimento del BMI al di sotto di un valore di 25, dunque nel range del normopeso, contribuendo così alla riduzione delle condizioni di comorbilità del paziente.

Calcolare il proprio BMI è semplice. Basta calcolare il rapporto tra il proprio peso corporeo in Kg ed il quadrato della propria altezza espressa in metri.


TABELLA CALCOLO BMI

< 18%

SOTTOPESO

Sottopeso

18,5% - 24,9%

NORMALE

Normale

25% - 29,9%

SOVRAPPESO

Sovrappeso

30% - 34,9%

OBESITÀ CLASSE I

Obesto Tipo I

35% - 39,9%

OBESITÀ CLASSE II

Obeso Tipo II

> 40%

OBESITÀ CLASSE III

Obeso Tipo III

Ad esempio un soggetto di 130 kg alto 1,80 m avrà un BMI pari a 40 (130/1,80^2 = 40)
Esistono due tipi di obesità:
  • androide, in cui il grasso si accumula a livello viscero-addominale. È associata a diverse complicanze metaboliche ed è caratterizzata da una forma detta “a mela”;
  • ginoide, in cui il tessuto adiposo si concentra a livello dei glutei e dei fianchi. È caratterizzata da una forma detta “a pera”.

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